Aprile 15 2020 0Comment

Diana de Martino: il consulente alla prova del nove

Una nuova intervista di Silvia Superbi. La parola a Diana de Martino, consulente di fundraising, marketing e comunicazione, socia EUconsult Italia e napoletana DOC.

 

Cara Diana, innanzi tutto ti chiedo come stai vivendo queste giornate, come stai portando avanti il tuo lavoro di fundraiser con un particolare focus alla tua regione, la Campania, e alla tua specializzazione, il settore museale.

Cara Silvia, sono giorni molto difficili per chi si occupa di consulenza in fundraising. Molti miei clienti in questo momento hanno dovuto interrompere le loro attività e sono in forte difficoltà nel capire come ricostruire le loro attività quando tutto questo sarà finito. I clienti che seguo in questo periodo si occupano infatti di cultura e, come si sa, tutti i musei e i siti culturali sono chiusi per decreto. Per la Campania, la cui forza sono il turismo e la cultura, le perdite economiche sono fortissime. In particolare i musei privati che seguo, non possono contare su fondi pubblici e sono in grave difficoltà ma non ci arrendiamo. In questi giorni stiamo lavorando molto con i social network, aumentando e migliorando la comunicazione, così da rendere i nostri siti culturali tra le prime imperdibili destinazioni per i turisti e i cittadini che ricominceranno a viaggiare e a riprendersi la loro città. Speriamo che tutto questo passi presto. Noi siamo pronti a ripartire.

 

Cosa proponi per i tuoi colleghi di EUconsult Italia in questa fase così particolare? Quando ci siamo conosciute mi aveva colpito una tua presentazione sulla raccolta dati sulla nostra professione nel Non Profit. Dati utili alla rappresentazione di classe di liberi professionisti nel non profit a livello istituzionale: mai come adesso credo queste necessità debbano essere rappresentate. Sei andata avanti su questo lavoro? Euconsult può fortemente contribuire a svolgere una importante attività di advocacy sui temi che ci riguardano da vicino. Hai aggiornamenti in merito?

Quando ci siamo conosciute, durante un interessante workshop di EUconsult Italia tenutosi a Napoli lo scorso 10 ottobre, il tema era il confronto tra il lavoro del consulente nel profit e nel non profit. Avendo lavorato per alcuni anni nel settore profit ed essendomi confrontata spesso con consulenti di questo settore ho riscontrato in loro un maggiore interesse nel fare squadra e nel condividere difficoltà e opportunità del loro lavoro, soprattutto nelle loro relazioni con i clienti. Nel mio intervento ho pertanto invitato i soci di EUconsult Italia a conoscersi meglio e a capire quanti di loro (di noi) lavorano esclusivamente con il mondo del non profit e quanti invece si dividono tra profit e non profit. Sono convinta che avere un quadro più preciso della situazione italiana ci permetterà di definire meglio il nostro lavoro, perfezionandoci come professionisti e permettendoci di farci conoscere meglio sia al mondo profit, con il quale spesso lavoriamo per partnership o sponsorship ma che poco sa di noi, sia con il mondo non profit. Da quell’incontro non ho più avuto modo di procedere con la mia ricerca ma spero presto di iniziare, con il contributo e il supporto degli altri soci.

 

Non è comune trovare un fundraiser che svolge questa professione da libero professionista in giovane età, di solito la libera professione è una scelta che si fa dopo un percorso interno alle organizzazioni e spesso dopo una esperienza multisettore. Ci vuoi raccontare quali difficoltà hai trovato all’inizio? le tue specializzazioni o eventuali mentorship che ti hanno supportata ? Cosa ti ha permesso di raggiungere presto questo risultato? Come giovane donna hai trovato resistenze a questo percorso? E cosa consiglieresti a giovani come te?

A quasi 35 anni non mi sento poi cosi giovane ma capisco che le carriere in Italia abbiamo tempi molto più lunghi che nel resto del mondo. Ho iniziato a studiare per diventare una fundraiser nel 2012 ed il master universitario di Forlì mi ha permesso di scoprire un mondo straordinario, oltre a conoscere colleghi fantastici con i quali sono nate belle amicizie. Finito il master, ho iniziato a lavorare a Roma e poi a Napoli in alcune associazioni nazionali e locali. Sin dall’inizio avevo ben chiaro di voler lavorare nella mia città e nella mia regione perché fermamente convinta che il Sud avesse un gran bisogno del nostro lavoro. Eravamo davvero pochi in tutta la Campania nel 2013 e presto abbiamo iniziato a cercarci e conoscerci tutti. La conoscenza con Raffaele Picilli, il nostro presidente, che già da anni lavorava al Sud e in tutta Italia, è iniziata cosi. Posso dire che il più grande mentor della mia carriera di fundraiser sia stato lui e gli devo davvero molto. Piano piano ho iniziato a conoscere questo mondo e a lavorare come consulente junior anche con altri grandi professionisti, dai quali ho imparato tanto e che ringrazio per l’opportunità datami. La scelta di diventare consulente è arrivata naturalmente. Per qualche anno ho lavorato sia nel mondo profit che in quello non profit, ma appena la situazione lo ha permesso sono passata totalmente alla consulenza nel mondo del non profit. Volevo avere ogni giorno nuove sfide da superare e non farmi mai prendere dalla noia di un lavoro di routine.

 

So che sei in dolce attesa, quindi direi di salutarci con questa domanda: a tua figlia consiglieresti di fare il fundraiser? E perché? Quale ruolo ritieni abbia il fundraiser nella nostra società e nel futuro che ci attende?

Ebbene si, ho trovato proprio il momento giusto per iniziare una nuova avventura! Scherzi a parte, so che mia figlia avrà modo, grazie al mio lavoro, di conoscere molteplici realtà e capire che al mondo ci sono persone che si alzano la mattina per cambiarlo con il loro impegno quotidiano e non solo per diventare più ricchi o portare a casa uno stipendio.
Chi sceglie questo lavoro sicuramente non lo fa per soldi, visto che parliamo di cifre molto più basse rispetto ai consulenti del mondo profit. Questa sarà una delle prime cose che le farò capire ma io scelto di contribuire, nel mio piccolo, a cambiare il mondo e per me questo non ha prezzo. Non so predire quale sarà il futuro del fundraiser ma sono fermamente convinta che il futuro non possa fare a meno di noi. Il non profit per crescere ha bisogno di personale qualificato e pieno di risorse e creatività, qualità che i bravi fundraiser hanno. C’è bisogno però che la nostra figura professionale venga effettivamente conosciuta da tutti, profit e non profit, e non venga considerata come una figura che magicamente fa uscire dalla propria tasca donatori e soldi. Le attività di associazioni come EUconsult Italia sono pertanto fondamentali per uscire dalla nicchia in cui ci troviamo e far si che chiunque sappia chi è e cosa fa un fundraiser o un consulente di fundraising.

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