Maggio 04 2020 0Comment

Annalisa Lalumera: comunicazione, marketing e fundraising per le Pubbliche Amministrazioni

Silvia Superbi ha intervistato la nostra socia Annalisa Lalumera.

 

Annalisa Lalumera, consulente di comunicazione, marketing e fundraising. Una stretta collaborazione con il Ministero della Funzione Pubblica, le ha permesso di portare presso molte Amministrazioni d’Italia, la propria esperienza nell’ambito della comunicazione e del reperimento di risorse finanziarie alternative e integrative per le Pubbliche Amministrazioni. In ambito formativo svolge attività di formazione da più di 20 anni, presso molte realtà nazionali, in collaborazione con importanti Centri Studio, Università e Ministeri. Fundraiser Senior è membro di EUconsult Italia.

 

Cara Annalisa, da dove parte la tua esperienza, quale è stato il tuo percorso professionale e quali le tue maggiori soddisfazioni ?

La mia esperienza in ambito raccolta fondi nasce all’interno della Direzione Generale dell’AUSL di Bologna di cui facevo parte con il ruolo di responsabile Marketing Sociale e Comunicazione.  Era il 1999 quando uscì la legge che permise alle P.A. di fare raccolta fondi. Da quel momento ho cominciato a studiare il sistema per raccogliere risorse alternative in sanità e in generale in tutte le P.A.. Ho creato,con i miei preziosissimi collaboratori, un progetto (la legge  diceva solo che si poteva fare ma non spiegava come e a  tutt’oggi non esiste ancora materia su cui studiare) Questo mio progetto è arrivato al  Ministero Della Funzione Pubblica, mi hanno chiamato a Roma e da quel momento ho incontrato, con loro, tante  P.A.  nazionali a cui ho spiegato le tecniche per il reperimento di risorse nelle P.A. All’interno della mia Azienda Sanitaria siamo riusciti a portare a termine tanti progetti di grande soddisfazione. Mi sono resa conto in quegli anni, di come la gente avesse voglia di donare ma non sapeva a chi e per quale progetto !!!! Nel 2006 ho lasciato la Pubblica Amministrazione e fondato la mia società di consulenza perché avevo molte richieste dall’esterno e non potevo aiutarle lavorando all’interno di una P.A.

 

Perché hai deciso di essere parte di EUconsult Italia?

Circa 6 anni fa  due cari amici  Francesca Zagni e Raffaele Picilli mi chiesero di fondare insieme a loro e a Pasquale Pesce, EUconsult Italia. La cosa fin dall’inizio mi conquistò molto perché in Italia non avevamo nel Terzo Settore una associazione che riunisse i consulenti di alto profilo. A luglio del 2015 è poi nata ufficialmente EUconsult Italia. La sua mission è di fornire servizi ai consulenti del settore Nonprofit, incoraggiandone e stimolandone il comportamento etico e professionale, la collaborazione e lo sviluppo delle competenze tecniche. E quindi mi sono ritrovata in questi principi e ho aderito con piacere e eccomi ancora qui. Da allora siamo cresciuti molto ma dobbiamo crescere ed ingrandirci ancora di più!!

 

Mi interessa molto approfondire con te la raccolta fondi a favore di enti pubblici, è interessante supportare i più giovani sul tema, quali consigli daresti ad un giovane fundraiser che si avvicina a questo mondo?

Come ormai ho detto tante volte negli enti pubblici c’è una esigenza grandissima di fare raccolta fondi Presentarsi però come consulente in Pubblica Amministrazione  è veramente qualcosa di complesso: non perché dall’altra parte non riconoscano la necessità di un aiuto esterno, ma per la burocrazia e gli impedimenti che fanno da sempre parte delle PA. Non è possibile infatti firmare consulenze per esigenze di spending rewiew e quindi bisogna trovare altri sistemi di collaborazione. Importante poi è far capire da subito che la progettazione finalizzata alla raccolta fondi va preventivata e messa in pratica, non solo per singoli progetti ma per l’innovazione e il cambiamento culturale dell’ente stesso.  Le opportunità per la raccolta fondi nelle P.A. sono moltissime: dai beni culturali, spesso a gestione pubblica, alla sanità,  campagne di comunicazione sociale e  donazioni; dalla scuola, dove cresce l’esigenza di reperire fondi, all’Università, ai comuni, dove donazioni, sponsorizzazioni, pubblicità e progetti di fundraising veri e propri potrebbero risolvere tanti problemi. Negli ultimi tempi  si assiste anche in Italia a un partenariato crescente tra amministrazione pubblica e il settore privato, In questo particolare momento economico in cui gravitano le amministrazioni pubbliche di tutta Italia, il reperire fondi da privati e imprese permette di realizzare progetti e iniziative altrimenti non concretizzabili, per e i bisogni della comunità locale. Quindi spazio per i giovani consulenti ci sarebbe in tanti ambiti. Bisogna però rendersi conto che si lavora dentro  un ente pubblico, con tutte le sue criticità, la sua burocrazia, le sue regole e i suoi paletti. Non è facile ma se si ha la fortuna di collaborare con dirigenti che apprezzano e capiscono il tuo lavoro, allora la strada è aperta.

 

Quali ritieni siano le maggiori difficoltà oggi per chi gestisce le attività di raccolta fondi a favore di enti pubblici?

Prima dell’emergenza Corona virus nella Sanità Pubblica italiana, a differenza di quella di molti paesi oltreoceano e d europei, la raccolta fondi strutturata viene lasciata totalmente in mano a Fondazione e Associazioni che vengono create all’interno degli Ospedali. Questo per facilitare la riscossione delle entrate che come sappiamo la pubblica amministrazione ha grande difficoltà a introitare, a causa di procedure obsolete e complesse,. La raccolta fondi è infatti un processo che necessita di una perfetta integrazione operativa con le attività dell’Ente e di un’attività di pianificazione strategica. Le figure interne alla PA non hanno competenze adeguate e non sono state preparate per questo tipo di attività. Alcuni Direttori Generali e alcuni primari, hanno colto quali opportunità si aprono sviluppando la raccolta fondi e hanno inviato i dipendenti a corsi di formazione ma sono ancora pochi. I corsi, dal canto loro, sono sicuramente istruttivi ma non riescono ancora a trasmettere a persone abituate a lavorare dentro la più totale burocrazia, il metodo di lavoro più opportuno. E’ necessario che nella direzione di tutte le strutture sanitarie vi sia un ufficio comunicazione e raccolta fondi. E dunque questo settore deve evitare l’eccessiva frammentazione delle proposte e dei contatti con gli sponsor o donatori che possono creare situazioni di confusione e sovrapposizione, privilegiando invece quanto ritenuto più strategico in una valutazione più ampia. Deve inoltre sviluppare al massimo i programmi di comunicazione sia interna che esterna. I dipendenti individuati a questo fine necessitano dell’affiancamento di un consulente che operi nel rispetto di precisi principi etici e attento al conflitto di interessi. Negativa e controproducente è anche la scarsa fiducia che vi è all’esterno dovuta anche ai ripetuti scandali di alcune amministrazioni pubbliche che creano danno anche a quelle più virtuose. E ancora quello che proprio blocca i programmi e non invoglia certo i possibili finanziatori, è la troppa burocrazia che deve sempre girare attorno ad ogni singolo progetto. Il pubblico dovrebbe ragionare e comportarsi, nei limiti chiaramente del suo ruolo, come il privato.

 

Se dovessimo confrontare le nostre esperienze nazionali con quelle europee, nello stesso settore, quali differenze potremmo riscontrare ?

Differenze enormi! Se pensiamo solo a tutti i progetti nella Sanità nei paesi anglosassoni, noi siamo veramente molto indietro. Da una ricerca fatta nel 2012 dal Centro Studi per il Non Profit, su un totale di 1251 strutture sanitarie italiane, meno del 5% risulta utilizzare tecniche di fundraising per la raccolta fondi e solo per la ricerca scientifica. Pensiamo invece a quanti progetti si potrebbero portare avanti nelle nostre strutture sanitarie con la partnership pubblico-privato.

 

L’emergenza Coronavirus ha messo davanti agli occhi di tutti che un ente sanitario che già era strutturato per la raccolta fondi ha saputo ricevere supporto in questa emergenza, quelli che invece non avevano mai avviato un dipartimento di marketing e fundraising, non solo hanno avuto difficoltà nel far comprendere i propri bisogni ma non hanno talvolta saputo cogliere le opportunità delle migliaia di donazioni che si sono presentate: a tuo avviso come potrebbero EUconsult Italia e suoi i consulenti inserirsi all’interno di un cambiamento in questo ambito?  

Ritengo che proprio l’emergenza che si è venuta a creare nel nostro Paese in questo periodo, se ha fatto tanto male e causato tanto dolore, riuscirà però a farci cambiare tante cose. Esattamente come dici tu quelle strutture sanitarie che non erano organizzate a ricevere donazioni , si sono trovate svantaggiate e in difficoltà. Sono certa che quando la situazione tornerà alla normalità, proprio i nostri consulenti, saranno in grado di proporsi e organizzare all’interno di tali strutture gli uffici opportuni, affiancando i dipendenti selezionati per tale incarico. Magari EUconsult Italia potrebbe pensare di proporre un progetto di organizzazione di tale attività da presentare a una selezione di strutture sanitarie.

 

Quali gli strumenti già in vigore per l’avvio di questo processo e quali invece le mancanze da colmare a livello dirigenziale nelle organizzazioni, ma anche a livello istituzionale, normativo  e culturale?

 Questa è una domanda davvero complessa che richiederebbe tanto tempo e spazio. Provo a dire in poche parole. In Italia esistono già consulenti che operano all’interno di strutture sanitarie pubbliche  e i cui progetti  possono sicuramente essere presi da esempio. Come ho detto la legge 449 e 447 ci permette di fare raccolta fondi , ma il punto è sempre quello. Si può fare, ci sono colleghi preparati per questo, ma una volta sul campo si trovano a dover combattere con burocrazia e spesso ostilità interne.  Bisogna sempre tenere a mente che non si opera in una associazione ma in una Amministrazione pubblica.! A livello istituzionale e normativo ritengo che questa emergenza sia servita a far capire molte cose e così come in questi giorni sono stati superati  molti ostacoli per far arrivare le donazioni che, per fortuna arrivavano da tutte le parti, così si potrà sicuramente migliorare il percorso burocratico di accettazione sia di beni che di denaro.  Come potrà essere la sanità del futuro?  Dobbiamo riorganizzare le nostre attività facendo tesoro delle esperienze passate e delle valutazioni cui ci ha obbligato il virus!!!!!

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