Ottobre 13 2020 0Comment

Paula Benevene all’European Third Forum

 

La prof.ssa Paula Benevene, docente LUMSA – Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma, alla prossima edizione dell’European Third Forum.

Intervista di Antonella Giacobbe.

 

Nel non profit italiano, percorsi di qualità e buone pratiche di management, si danno spesso per scontate. Qual è, secondo te, lo stato di salute effettivo per quanto riguarda la formazione e le competenze professionali e imprenditoriali in rapporto alla vocazione del non profit: il perseguimento del bene comune in un’ottica di comportamenti etici e di responsabilità sociale?
In tempo di crisi, generalmente parlando, il bisogno di formazione viene percepito come secondario rispetto a necessità più strettamente contingenti. Per il Terzo Settore vale lo stesso principio. Sicuramente è più complicato offrire formazione a distanza, inoltre, si richiede un impegno che porta frutti a lungo termine, mentre oggi la volontà è puntare su soluzioni immediate. In generale, rimane la necessità di colmare le carenze strutturali manageriali già presenti nel Terzo Settore. Il non profit è orientato spesso a selezionare i manager tra i membri delle stesse organizzazioni basandosi sulla fiducia e sulle competenze specifiche nel settore scelto, ma un conto è svolgere bene un ruolo orientato ai progetti, come ad esempio un operatore per i bambini disabili, un altro è avere gli strumenti e le competenze di leadership e gestione delle risorse umane che, in realtà organizzative complesse quali quelle del Terzo Settore, sono estremamente necessarie. La fidelizzazione delle persone interne va bene ma l’aspetto gestionale ed organizzativo richiede competenze adeguate. Oggi, in era Covid 19, si rischia di peggiorare perché non viene percepita l’urgenza di offrire un’adeguata formazione ai manager.

 

Come viene percepito oggi il benessere organizzativo alla luce degli elementi di cambiamento dovuti al Covid 19? Il non profit italiano saprà rispondere a questa nuova sfida?
Nessuno, ad oggi, Terzo Settore compreso, è veramente preparato ad affrontare le nuove sfide poste dal Covid 19. Per il momento siamo ancora in una fase di trasformazione e di elaborazione. Si sta sperimentando sempre di più lo smartworking ma in prospettiva? Come ci dovremo rapportare con il digitale e il vecchio modo di lavorare? Mi sembra evidente che dovranno venire fuori nuove competenze in grado di accelerare un percorso verso pratiche più virtuose. Indubbiamente ci sono opportunità oggi che vanno scoperte e capite meglio. Vanno affrontate con maggiore creatività e determinazione. Il problema che vedo è che la società tenta continuamente di tornare ad una situazione precedente il Covid. Al contrario, c’è la necessità di un ulteriore scatto in avanti per cogliere le opportunità di cambiamento. Ad esempio, verso un ripensamento dei modelli di trasporto per renderli più “green” o, intervenendo con determinazione in favore di un’assistenza sanitaria domiciliare maggiormente radicata sul territorio, o inventarsi una socializzazione più attiva nonostante il remoto. Tutto questo richiede sforzo ed impegno ma la tendenza, in generale, non mi sembra sia questa. In sintesi, vedo poca creatività e molta paura per la pura sopravvivenza.

 

L’importanza di una governance con un ruolo chiaro, aperta e partecipata – che non sia solo una pura rappresentazione dei portatori d’interesse – è fondamentale per lo sviluppo e la stabilità di una non profit. Ritieni che ci sia oggi una maggiore consapevolezza a questo riguardo da parte del non profit italiano?
Il Non Profit, per il momento, sta semplicemente tentando di galleggiare e di sopravvivere. Nel pieno di una grande crisi è difficile elaborare soluzioni in termini innovativi. Il Covid non sta agendo da acceleratore ma piuttosto sta accentuando divari strutturali come la cronica mancanza di visione generale. Passato il momento più difficile può venire fuori una maggiore consapevolezza, per la governance, dell’importanza di una maggiore capacità di lavorare in team nel rispetto dei relativi ruoli ma, al momento, i germogli non si vedono. All’inizio c’erano sì fermenti per un maggiore coordinamento, ma ora si pensa alla sopravvivenza. I tentativi di fatto ci sono ma vengono molto ostacolati da una certa frammentazione e localismo. In generale, non c’è ancora molto movimento di pensiero.

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