Dicembre 10 2020 0Comment

Job4Good, il portale per lavorare nel Terzo Settore. L’intervista ai fondatori

Vincenzo Tafuri ha intervistato per EUconsult Italia i fondatori di Job4Good.

 

Oltre centomila dipendenti in più dal 2001, con una crescita importante, nell’ultimo biennio, in Friuli Venezia Giulia, in Emilia Romagna, in Molise e in Campania. È il quadro che, l’ISTAT, lo scorso mese di Ottobre, nel report Struttura e profili del settore non profit, ha dipinto delle organizzazioni senza scopo di lucro attive in Italia al 2018.

Una crescita esponenziale che invita il Terzo Settore ad una maggiore professionalizzazione, dunque ad una ricerca, una selezione e una gestione più attente dei propri collaboratori.Una mission che il portale Job4Good ha fatto propria, insieme ad un’altra importante sfida, ossia portare la trasparenza e la facilità nei processi di selezione del personale.

Job4Good è un luogo di incontro tra gli enti non profit e coloro che hanno una specifica competenza nel mondo del volontariato, della cooperazione sociale e internazionale, nella promozione socio-culturale, nella filantropia.
Il sito non è un aggregatore di annunci di lavoro tradizionalmente inteso; è un portale che mette, sì, in vetrina, le principali vacancy del settore, ma lo fa pubblicando soltanto le inserzioni di quelle realtà senza scopo di lucro che intenzionalmente lo scelgono come punto di contatto con coloro che stanno cercando lavoro. Del resto, questa volontà si palesa anche nella descrizione presente online, nella sezione Chi siamo del sito web, in cui i due fondatori – Luca Di Francesco e Diego Maria Ierna – scrivono: «Vogliamo che ogni professionista possa essere informato delle opportunità del mercato lavorativo nel non profit come vogliamo che le organizzazioni possano poter reclutare le migliori risorse al minor costo possibile».

A quattro anni dalla nascita, Job4Good ha macinato numeri rilevanti – 5miladuecento offerte dagli 825 enti iscritti alla piattaforma e 26mila utenti registrati –, segno di una crescente fiducia degli operatori e dei lavoratori del sociale in questo progetto. Un’idea imprenditoriale che, tra l’altro, EUconsult Italia, durante l’European Third Sector Forum di quest’anno (clicca qui), ha premiato come il progetto più innovativo per il Terzo Settore «in ragione della capacità di innovazione tecnologica e sociale che ha dimostrato nello sviluppo di uno strumento digitale in grado di incontrare domanda e offerta nel non profit».

Ai due fondatori, noi di Istituzioni24.it, abbiamo posto alcune domande che si concentrano sulla loro piattaforma di annunci di lavoro e di corsi di formazione, sulla loro esperienza di consulenti e sul futuro che immaginano per il non profit.

 

Prima di essere i fondatori di Job4Good, siete consulenti per le ONP da oltre dieci anni: la consulenza in questo settore economico-sociale si è evoluta di pari passo con il cambiamento delle organizzazioni?
«Le Organizzazioni del Terzo Settore hanno una propensione al cambiamento che è sensibilmente più lenta rispetto al mondo aziendale. Questo è dovuto a vari fattori: parliamo di realtà non profit che perseguono delle mission sociali, lontane dall’idea di puro profitto, che hanno modalità gestionali e relazionali differenti dalle aziende ma soprattutto sono differenti i budget a disposizione. In quest’ottica, anche le consulenze agli Enti a nostro avviso non hanno subito significative evoluzioni negli ultimi dieci anni. L’elemento che davvero ha impattato nel cambiamento è stata la digitalizzazione. Un fenomeno già in atto, ma che ha subito un’accelerazione ulteriore nel 2020 a causa della pandemia e delle nuove condizioni lavorative in smart working che hanno obbligato anche gli Enti del Terzo Settore ad adeguarsi velocemente».

Raccontateci, brevemente, la vostra storia formativa e professionale e come questa vi abbia spinto a fondare questo portale di annunci.
«Noi siamo due fundraiserJob4Good è un progetto nato dopo anni di esperienze sia come dipendenti che come consulenti di realtà non profit. La piattaforma è stata creata per offrire uno strumento professionale – al tempo stesso, molto semplice  nell’utilizzo – che permettesse alle Organizzazioni del Terzo Settore di trovare i migliori professionisti senza dover ricorrere al passaparola.
Un portale per mettere in contatto domanda e offerta di lavoro qualificato che fosse fruibile sia dalle grandi ONG internazionali che dalle piccole associazioni o dalle cooperative sociali. E i risultati sono stati in effetti incoraggianti».

Qual è il modello di business di Job4Good?
«Gli Enti che utilizzano la piattaforma possono sottoscrivere degli abbonamenti che vengono offerti a pagamento a prezzi vantaggiosi. Gli abbonamenti sono diversificati a seconda delle necessità ed includono, oltre alla possibilità di pubblicare annunci di ricerca di personale, dei momenti importanti di formazione dedicati alle risorse umane del Terzo settore.
Forniamo anche servizi di consulenza su temi quali l’employer branding, la comunicazione o aspetti più tecnici sulla ricerca personale (come ad esempio la redazione di una job description). Offriamo, poi, anche formazione e orientamento per chi vuole progredire in termini di sviluppo professionale».

Volete professionalizzare il Terzo settore italiano in termini occupazionali e qualitativi. Una mission ambiziosa se si pensa che, ancora oggi, molte realtà non profit chiamano promoter i dialogatori e questi ultimi sono, perlopiù, studenti che lo fanno per mantenersi gli studi. La mission del portale è quasi impossible?
«C’è tanto lavoro da fare a livello di cultura e di formazione, ma siamo certi che la mission sia assolutamente raggiungibile. Anche il fatto che vengano utilizzati termini impropri, come nell’esempio dei dialogatori, si tratta, perlopiù, della necessità di allineare tutti gli operatori del Terzo Settore nell’utilizzo di un vocabolario condiviso.
Con il tempo, si può educare chiunque a usare i giusti termini e applicare le giuste pratiche ed i giusti metodi di lavoro. Noi ci adoperiamo ogni giorno, sia attraverso il sito che in tutte le occasioni in cui veniamo chiamati a parlare, per far conoscere sia le best practices che le bad practices. La nostra mission è ambiziosa, ma, un passo alla volta, si possono percorrere grandi cammini; comunque, non siamo soli, ma siamo in tanti a lavorare nella stessa direzioni, sia consulenti sia piattaforme sia enti di varia natura».

Un manager del profit che passa nel non profit è un valore aggiunto per l’organizzazione? Viceversa, un professionista del sociale può adattarsi in un contesto profit?
«Il passaggio lavorativo tra il mondo profit e non profit è divenuto sempre più frequente e può avere lati positivi e lati negativi. Facciamo un esempio. Il manager aziendale, che passa ad una realtà non profitpuò portare un modo di lavorare più orientato agli obiettivi, più attento all’efficienza e all’efficacia, ma potrebbe ignorare le dinamiche del Terzo Settore, sentendosi limitato nel dover sottostare a procedure più articolate e tempistiche dilatate. Il professionista del sociale può, a sua volta, rivolgersi al mercato del lavoro aziendale, che è sempre più alla ricerca di figure professionali capaci nel trattare temi importanti quali l’etica, la sostenibilità, la solidarietà. È evidente come la comunicazione delle aziende si stia spostando verso questi temi e per questo si apriranno opportunità per chi vorrà fare il salto di settore».

Cosa vi aspettate, nel 2021, per il Terzo settore nostrano?
«Dopo un 2020 di grande sofferenza per il Terzo Settore, ci auspichiamo un 2021 all’insegna della ripartenza. Questo dipenderà, ovviamente, dalla fine o comunque da un ridimensionamento dello stato di emergenza dovuto alla pandemia. Il non profit è stato molto penalizzato quest’anno, basti pensare al settore della raccolta fondi che ha dovuto privarsi di tutti gli eventi di piazza e dei banchetti, senza contare che le donazioni degli italiani sono state dirottate in gran parte verso forme di sostegno alla sanità o a progetti legati al Covid-19Molte associazioni che si trovavano già in situazioni di sofferenza pregresse hanno, probabilmente, subito il colpo di grazia e dovranno chiudere. Però, c’è anche una gran voglia di ripartire e di mettersi in gioco e ci aspettiamo tutti che pure la politica faccia la sua parte dedicando al Terzo settore notevoli risorse che arriveranno dal Recovery Fund. E questo non solo per il bene delle ONP ma per le necessità di tutta la collettività».

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