“Dal profit al non profit e ritorno”: a Milano si è svolto il workshop organizzato da EUconsult Italia con la collaborazione di IFC Italy, aperto con i saluti di Francesca Mineo, direttore di IFC Italy e di Raffaele Picilli presidente di EUconsult Italia. Picilli ha presentato EUconsult Italia che associa in Italia i migliori consulenti del Terzo Settore ed è partner di EUConsult Europe.

Il primo dei relatori è stato Elisabetta Casali di Buona Causa. Casali ha proposto la sua relazione dal titolo “Sognatori o trasformisti? L’esperienza di chi ha scelto di passare dal profit al nonprofit e occuparsi di raccolta fondi”.

Dopo un lungo periodo nella comunicazione integrata profit, Casali ha deciso di cambiare settore passando al non profit. Nel profit ha capito l’importanza della condivisione e del fare rete. E’ entrata nel mondo del fundraising dopo un master e oggi è amministratore di Buona Causa. “In un’agenzia profit si pianificano i costi, nel fundraising si pianificano le entrate – ha etto la consulente, ponendo l’accento su differenze e punti di contatto tra i due ambiti professionali – Nel profit, quando una campagna di comunicazione ha funzionato è difficile toccare con mano il risultato, nel fundraising invece è più semplice misurare i risultati e quindi raccogliere i frutti”.

La fondatrice di Buona Causa ha ricordato il momento in cui, nel passaggio, ha dovuto prendere nuove strade professionali, cercando di comprendere le lezioni apprese e quelle ancora da esplorare.

“Fundraising e la comunicazione non sono la stessa cosa – ha ricordato – Nella comunicazione ci sono sei obiettivi: interna, istituzionale, di  settore, di marketing, per la raccolta fondi e sociale”

Secondo Elisabetta i “perché” sono sempre al centro della raccolta fondi e bisogna avere le risposte giuste. “Oggi si parla molto dello storytelling nel profit. Anche nel profit i “perché” sono tanti. Non esiste solo il “come” ma anche  il “perché” e quest’ultimo rappresenta lo stile, la differenza tra le aziende.

Quali caratteristiche deve avere quindi il professionista che vuole ricollocarsi e passare da profit al nonprofit? “Bisogna essere molto ottimisti, sognatori, coraggiosi ma prima di tutto professionisti. Vuol dire che non ci si improvvisa. Bisogna imparare a stare in ambienti diversi. Serve umiltà. Bisogna essere in grado anche di dire cose scomode al cliente. Nel nonprofit è molto più difficile dire alcune cose, quali eventuali criticità nell’organizzazione interna o la necessità di rinnovare il board quando il presidente è figura carismatica. Nel profit gli scrupoli sono minori “

“Nel nonprofit si tende a rivolgersi a fornitori legati all’organizzazione da rapporti di parentela o amicizia. Bisognerebbe invece rivolgersi a professionisti, anche attraverso gare”

Il Terzo Settore non è sempre lo stesso e le esigenze quindi sono diverse, così come le tipologie di consulenze offerte. “Lavorare con le organizzazioni di volontariato, ad esempio, è diverso dal lavorare con le cooperative. La comunicazione o la raccolta fondi sono diverse – ha concluso Casali –  nelle odv c’è maggior attenzione verso la comunicazione mentre nelle cooperative sociali parlare di raccolta fondi e di comunicazione non è facile. Le cooperative sono imprese a tutti gli effetti e i soci sono al centro dell’azione lavorativa” . (segue)


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